Sicilian food as Pantone

Posted By Vittoria / 19 ottobre 2015 / 0 Comments

     

    Diciamolo subito, ormai il brand Pantone è uno dei più inflazionati della storia. Ogni grafico-illustratore-altro-qualsiasi-brand-della-storia, e persino le cover per l’iPhone taroccate dai venditori ambulanti, hanno rivisitato l’idea e il concetto Pantone. Alle volte lo hanno fatto anche parecchio bene, altre invece sono da dimenticare (cfr quanto detto prima sui vucumprà, che poi manco è colpa loro).

    Diciamo pure un’altra cosa, ormai il cibo, la cucina e il voler essere a tutti i costi “nostrano” sono concetti inflazionati tanto quanto – se non di più – quello di Pantone. Siamo ormai invasi da programmi tv e sfide di cucina, reality per chef, mercatini del bio e del km0 a duemila euro al grammo (no, non è droga), fiere del cibo, esperienze sensoriali culinarie (che poi, ma chevordi?), chef improvvisati, chef a domicilio, campagne per il made in (ottime, queste), chef improvvisati, foodporn ovunque, foto orribili di cibo ovunque e chi più ne ha più ne metta.

    Ma la domanda è: siamo sicuri che tutto questo sia un male? Io no.

    Non sto qui a sciorinarvi teorie su quanto mainstream significhi poco, sulla brandizzazione fors’anche delle nostre vite, i social network e bla bla bla.

    Vi rispondero’ solo dicendo un paio di cose: in Sicilia si mangia da paura e Pantone – checché se ne dica – piace a tutti.

    Volete le prove? Eccole:

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    Le foto fanno parte di un progetto ideato e creato da Georgia Calderone  (fotografa e graphic designer) e Alessio Varvarà (studente e graphic designer anche lui), palermitani entrambi.

    vittoria

    Strega per nascita, regina delle romantiche per far di necessità virtù. 26 anni e un gatto, appassionata di arte e di fotografia, la potete trovare spesso sul metrò immersa nella lettura dell'Economist che porta sempre in borsa, fedele compagno di ogni suo viaggio. Scrive da sempre, non perché deve, non perché l'abbia scelto, ma perché è parte di lei.

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